18/02/2004

Fecondazione Proibita: sanzioni ai medici che informano su centri all'estero, rischi per le coppie

Mercoledì 18 Febbraio 2004, 18:56 PROCREAZIONE:COPPIE A RISCHIO NELLA RICERCA DI CENTRI ESTERI (ANSA) - ROMA, 18 FEB - ''Le disposizioni incredibilmente severe della legge appena approvata sulla procreazione sono rischiose per i pazienti'', perche' ''impediscono addirittura al medico, pena severe sanzioni, l'informazione e la comunicazione sull'esistenza di strutture estere dove e' possibile eseguire metodiche vietate dalla legge italiana''. A lanciare l'allarme sono il professor Claudio Giorlandino, presidente del Forum delle associazioni di genetica e medicina materno-fetale, e Luca Gianaroli, coordinatore dei gruppi di interesse della societa' europea di riproduzione umana che spiegano : ''questa legge e' un rischio per la salute dei nostri connazionali e umilia il rapporto fiduciario medico-paziente che, in base ai principi di deontologia, dovrebbe garantire invece correttezza e dovere professionale, derivanti dal supremo interesse della salute del paziente''. Quello che avverra' a breve - secondo i due esperti - sara' ''una vera e propria 'diaspora' all'estero di coppie italiane con problemi di sterilita' e desiderose di avere un figlio verso strutture straniere, senza un preciso indirizzo, solo sulla scorta di vaghe notizie o, peggio, di quanto reperibile sulla rete''. Le strutture rintracciate in Internet, secondo a verifica condotta tra i pazienti in cura, spesso si trasformano in meccanismi di mera commercializzazione, senza appropriate garanzie. ''Allo stesso modo - proseguono - anche i centri di sterilita' dei paesi europei ci e' noto che siano privi dei requisiti gia' presenti nei centri italiani per la salvaguardia della salute della coppia o dell'embrione''. ''Molti di questi centri infatti - spiegano infine - reclamizzano tecniche e successi terapeutici assolutamente non verificabili. Altrettanto, e' noto agli operatori, non essere sempre dotati di quelle garanzie di serieta', condizioni igieniche e vincoli etici, che possono garantire la salute della coppia e dell'embrione''. (ANSA).
di artificialmente at 22:13:42 1 Commento

29/01/2004

1933-1945, un sterminio letterario

Gli occupanti chiesero di togliere il nome israelita di un fondatore delle «Annales». Il dramma raccontato in un carteggio inedito
Corriere della Sera
Francia 1940, al rogo la storia ebrea
I carnefici della «soluzione finale» furono anche distruttori di libri. Allo sterminio di massa degli ebrei si accompagnò uno sterminio letterario senza precedenti nella storia: fra il 1933 e il '45, dalle biblioteche pubbliche e private d'Europa sparirono cento milioni di volumi che i nazisti ritenevano infestati dalla tabe giudaica. Secondo una logica a suo modo stringente, la civiltà del Libro andava annientata cominciando dai libri. Così, la vicenda della Shoah va oggi ripensata anche come quella (nel gergo di Primo Levi) di libri «sommersi» e di libri «salvati». E fra i libri salvati - ma a prezzo di un compromesso tanto gravoso da farne quasi rimpiangere la sopravvivenza - vanno annoverati i fascicoli della rivista storica più importante del Novecento: le famose Annales d'histoire sociale , che Marc Bloch e Lucien Febvre avevano fondato nella Strasburgo del 1929, e che nel corso degli Anni trenta erano andate rivoluzionando il metodo scientifico di fare storia della società, dell'economia, delle mentalità.
Dopo la conquista della Francia, nel 1940, i tedeschi pensarono bene di sottoporre a censura preventiva tutti i libri che uscivano dai torchi di Parigi e delle altre città direttamente sottoposte al regime d'occupazione.
In particolare, decisero di vietare qualunque impresa editoriale che non fosse puramente "ariana". Su tali basi, le «Annales» rischiarono di chiudere. Erano infatti lo straordinario frutto di quello che nel lessico razzista andava considerato un «matrimonio misto»: l'unione intellettuale fra l'ariano Febvre e il giudeo Bloch. Durante la primavera del '41, i due storici vennero posti di fronte a un'ineludibile evidenza: l'occupante nazista avrebbe concesso alle «Annales» la licenza di stampa soltanto a condizione che dal frontespizio della rivista fosse cancellato il cognome israelita di Bloch.

Sul tetro sfondo delle rovine di Francia, si aprì allora uno psicodramma che la recentissima pubblicazione del carteggio tra Febvre e Bloch consente ormai di ricostruire passo per passo. Più esattamente, si aprì allora un «morality play» le cui implicazioni trascendevano la singola vicenda di una rivista di storia, per investire il problema generale dei diritti e dei doveri di intellettuali che volessero restare liberi sotto un regime coercitivo.
Che cosa era meglio - o meno peggio - per la Francia da rifondare, e per quel che restava di una cosmopolita Repubblica delle Lettere? Rinunciare alle «Anna les» , ma lasciando libero il campo alle miserabili voci della cultura collaborazionista, o continuarle, ma inchinandosi alla logica abietta del diktat razzista?
Sebbene lacerato nell'intimo della sua coscienza, Lucien Febvre ritenne di sciogliere il dilemma giudicando che le «Anna les» andavano salvate a ogni costo. In fondo - ragionò da Parigi, scrivendo a Bloch che era sfollato verso sud, nella zona amministrata dal governo di Vichy - neanche un Voltaire, né un Diderot erano stati davvero uomini liberi. Ma ai despoti dell'assolutismo, i filosofi dei Lumi avevano saputo contrapporre la forza sottile dell' esprit .
Due secoli dopo, le coscienze libere di Francia dovevano opporre ai tiranni venuti d'oltre Reno le più riposte e preziose loro energie spirituali. Le «Annales» dovevano sopravvivere non tanto in quanto rivista di storia, quanto piuttosto come estremo rifugio dell'anima europea contro l'assalto della barbarie. Perciò, Febvre chiese espressamente a Bloch l'autorizzazione di togliere dalla testata delle «Annales» il suo inguardabile nome di ebreo.
Alla richiesta dell'amico, Bloch oppose per varie settimane un fermo rifiuto. Si sarebbe trattato, gli scrisse, di un rimedio peggiore del male: di un'abdicazione morale della quale Febvre stesso avrebbe finito col pentirsi. Il condirettore ariano delle «Annales» ritornò tuttavia all'attacco: egoistico l'atteggiamento del collega israelita, «odiosa» la sua «diserzione»...
Alla fine, Bloch accettò un compromesso che somigliò molto a una sconfitta. Finché fosse durata l'occupazione tedesca, la rivista - pur conservando sede e abbonati - avrebbe cambiato intestazione, chiamandosi Mélanges d'histoire sociale ; in cambio, il nome di Bloch sarebbe scomparso dal frontespizio.
A dispetto di questa tragedia tipografica, il sodalizio tra i due fondatori delle «Annales» si mantenne vivo per due anni ancora. Nel 1942, Febvre trovò il modo di pubblicare il suo capolavoro, La religione di Rabelais ; mentre Bloch ebbe il cuore di dedicare all'amico il proprio testamento culturale, L'apologia della storia .
Soltanto nel '43 i destini dell'uno e dell'altro studioso si divaricarono irreparabilmente: quando Bloch - alla soglia dei sessant'anni - imboccò la via della clandestinità e della resistenza armata contro i tedeschi. Un anno dopo, il grande medievista fu arrestato, torturato, ucciso dagli uomini della Gestapo.
A Febvre non restò che piangerlo, nella Francia infine liberata, su pagine delle «Annales» listate a lutto: «Mi ritrovo qui, ora, come un albero che la folgore ha spogliato di metà dei suoi rami».
Il libro: «Marc Bloch e Lucien Febvre, Correspondance», voll. III, 1938-1943, a cura di Bertrand Müller, editore Fayard, 26

di artificialmente at 18:04:53 Commenta:

27/01/2004

Nuovi antisemitismi cancellano i ricordi?

Intervista a Shimon Samuels
direttore del centro Simon Wiesenthal
Se i nuovi antisemitismi cancellano i ricordi
di SUSANNA NIRENSTEIN
La Repubblica
PARIGI - Shimon Samuels arriva da Ankara e vola al Social Forum di Bombay. Tra un aereo e l'altro l'incontriamo a Parigi nella sede del Simon Wiesenthal Center Europe che dirige dall'88, mentre il gran cacciatore di nazisti che dà nome al centro risiede 95enne nella sua Vienna. Nell'elegante Avenue Marceau di Parigi, in tre stanze assai modeste, sommerse di carte, libri, fotografie (con il papa, Ben Kingsley, Aznar, Spielberg, Schwarzeneger ...), si respira l'aria delle imprese ideali. Aria invidiabile.
Dottor Samuels, la vostra missione, lo dite nello statuto, è la memoria della Shoah. Andate ancora a caccia di criminali nazisti? "La ricerca dei nazisti è biologicamente al termine. Anche se proprio in questi giorni abbiamo avuto la conferma di sei criminali in giudizio al Tribunale militare di La Spezia per l'eccidio di Sant'Anna di Stazzema, 560 vittime. E l'operazione Last Chance, nei paesi baltici, in Germania, Ungheria, Ucraina, Croazia, ex Jugoslavia e Bielorussia è una nostra campagna per individuare chi abbia partecipato allo sterminio. Abbiamo buoni risultati, 253 sospetti segnalati e 67 procedure legali avviate".
Questo però non è più il fulcro del vostro lavoro. "La memoria dell'Olocausto è una cosa complicata".
L'istituzione della Giornata della memoria è stata senz'altro un momento importante. "Sì, ma può diventare un pretesto per non guardare al cuore del problema. Per anni, ad esempio, nell'anniversario della Notte dei Cristalli, la sinistra in Germania organizzava grandi cortei. Dal settembre 2000 - dopo che Arafat lasciò Camp David con un no e iniziò l'intifada del terrorismo -, in Europa assistiamo a una serie di azioni antisemite: nessuno però in quelle manifestazioni per la Cristallnacht ricorda che qui vengono attaccate nuovamente decine di sinagoghe ed ebrei, in Francia, ma non solo. In Grecia l'invettiva antisemita è in crescita costante".
I "non dimenticare" non fanno i conti con il nuovo antisemitismo. "Mi lasci spiegare. E' facile mascherare i propri pregiudizi. Si può odiare gli arabi, come fa Le Pen, e nascondersi dietro la bandiera palestinese. Allo stesso modo si può odiare gli ebrei e celebrare la Shoah. E' facile ricordare sei milioni di morti davanti a una lapide. E' difficile guardare invece guardare gli ebrei vivi e minacciati".
Cosa vuol dire? "Le faccio un esempio. In Francia negli ultimi due tre anni ci sono state varie cerimonie per nominare "giusti tra le nazioni" alcuni salvatori di ebrei. Ecco, molti Comuni, come Tolosa o Poitier e altri, non hanno voluto la presenza di israeliani dello Yad vaShem, ovvero proprio di chi dà questo riconoscimento. Volevano rappresentanti europei, ma non israeliani. E' qualcosa che va oltre la critica al governo Sharon, non le pare?".
A cosa l'attribuisce? "Parte dai sensi di colpa dell'Europa per i propri crimini storici, il colonialismo e la Shoah".
E' la tesi di Finkielkraut, che si tratti di un fenomeno scaturito dal terzomondismo e dal condizionamento che la presenza musulmana imprime ai governi europei. "Sì. E come fai a provare sollievo, se ti senti colpevole del colonialismo e della Shoah? Scambi i ruoli. Fai una caricatura del bambino con le mani alzate nel ghetto di Varsavia mettendogli una kefiah araba in testa, metti la stella di David sull'elmetto SS. Le versioni del gioco perverso sono infinite e spesso praticate dalla sinistra, e guardi che io mi ritengo un uomo di sinistra. Nazifichi l'ebreo e giudaizzi il palestinese. Cominciò tutto nell'82, con la guerra in Libano, o qualcuno dice dopo il '67. In un lavoro che facemmo con il Cedec di Milano (il Centro di documentazione ebraico), vedemmo come la stampa italiana iniziasse allora a parlare di "pogrom" contro i palestinesi. Adesso siamo andati oltre. E dopo la banalizzazione e la relativizzazione dello sterminio, è arrivata la negazione".

Il negazionismo appare un fenomeno diverso. "No. Il negazionismo non appartiene solo all'estrema destra ed è un errore tenerlo separato da quel che sto descrivendo. La decostruzione della storia a cui sono andati incontro i no global ha portato a questo. Sono stato a tutte le riunioni preparatorie al forum di Durban contro il razzismo: poi dall'incontro di Teheran (per cui non avevo il visto) uscì uno schema di lotta agli "olocausti" che parlava dello sterminio degli indiani d'America, del traffico di schiavi e della "catastrofe" palestinese: la Shoah era scomparsa!".
Le Ong la cancellarono. Celebrarla dunque può avere un senso profondo. "Non se la si degiudaizza. Perché vorrebbe dire appunto destrutturare la storia. Nel '96 la Svezia lanciò il forum internazionale per l'educazione della Shoah (l'Italia nel 2004 la presiederà). Alla seduta inaugurale scoprìi che non era stato contattata nessuna comunità ebraica! Degiudaizzare la Shoah vuol dire dividere una coppia inscindibile, vedere l'Olocausto da un punto di vista antropologico e non storico, rendere l'ebreo un fossile. Gli ebrei sono un'entità viva. E non si tratta di ignoranza. C'è un'orchestrazione politica".
Parla della demonizzazione di Israele? "Non si può separare quel che è successo 60 anni fa dall'attuale abbandono degli ebrei in parte di tanta Europa, dal doppio standard usato con Israele, condannato decine di volte dall'Onu a differenza della Cina o di certi stati africani genocidari. Quello che ho visto a Durban o nei cortei dove si chiede la distruzione degli ebrei e dell'Israele "nazista", quel che ha detto Saramago, o Theodorakis, si chiama antisemitismo".
E voi cosa fate? "Noi siamo i testimoni. Quelli che impediscono che si destrutturi la storia. Noi siamo andati in Rwanda e abbiamo fatto raccogliere nomi e parole di chi aveva visto l'annientamento dei tutsi, come fece Simon Wiesenthal ad Auschwitz, e abbiamo proposto Morombi - dove giacciono 28.000 cadaveri tutsi - patrimonio mondiale dell'Unesco come lo è Auschwitz. Vede, applico i termini della Shoah ad altri stermini, ma non voglio cambiare la storia: non si può dire che la battaglia di Jenin, con i suoi morti - 50 palestinesi e 23 soldati israeliani - sia stata "il ghetto di Varsavia". Non si può dare a Sharon e Bush di "nazisti"".
Come si fermano le menzogne? "In primo luogo, va capito che le parole possono uccidere. Internet ad esempio è uno dei luoghi di creazione e diffusione delle grandi bugie che lavano il cervello ai giovani, e li reclutano al terrorismo e alla morte".
Qual è, nella pratica, il vostro lavoro? "Il Wiesenthal Center lavora a tre livelli. Primo, il monitoraggio di ciò che mette in pericolo la democrazia. Ad esempio ogni mese vagliamo circa 25.000 siti web che diffondono odio e violenza contro gli ebrei, o contro le donne, i neri, gli handicappati, i gay, gli arabi... Ogni anno stampiamo un cd rom che è un rapporto e un'analisi sui siti sotto accusa".
E dopo il monitoraggio? "Il secondo livello è la risposta, attraverso la stampa, i tribunali, i parlamenti, le azioni internazionali. Ad esempio, una settimana fa ho incontrato Javier Solana, i governanti turchi - e vedrò altri leader - per far sì che si dichiari il terrorismo suicida "crimine contro l'umanità" (e voi italiani smettete di chiamarlo kamikaze, soldati che apertamente uccidevano altri soldati suicidandosi). Così come denunciamo tutte le pubblicazioni che non registrino la presenza di Israele o neghino la Shoah ".
Il terzo livello? "La prevenzione naturalmente. L'educazione. Un esempio. Abbiamo organizzato dei corsi "di tolleranza" per 97.000 poliziotti in Usa, Europa, Turchia, Argentina - oltre alle attività per i ragazzi. Abbiamo prodotto un libro Smantellare la grande menzogna: i Protocolli dei savi di Sion. Fatto una serie di film: l'ultimo, Unlikely Heroes, uscirà ora. Realizziamo incontri e infinite attività con il Museo della Tolleranza di Los Angeles (la nostra sede principale), il cui "fratello" nascerà nel 2007 a Gerusalemme progettato da Frank O. Gehry. C'è una nostra mostra che gira nel mondo. Abbiamo creato in Francia un centro s. o. s. contro gli atti di antisemitismo - circa 600 negli ultimi due anni e mezzo nella sola Parigi e nella banlieu. E denunciato pubblicamente la situazione in Grecia. Per noi oggi è questa la memoria della Shoah".
(27 gennaio 2004)

di artificialmente at 20:58:02 Commenta:

27/01/2004

La Memoria di Primo Levi




Primo Levi

Esteban A quanto ho scritto prima su Levi vorrei aggiungere che la Memoria, se da un lato è dovuta a chi non c'è più, dall'altro agisce sui sopravvisuti e sulle generazioni seguenti. Dopo essere stato liberato dal lager, Levi ha creduto di esorcizzare i ricordi attraverso la scrittura e per molti anni ha pensato che il suo cammino fosse lento ma progressivo. Tuttavia, a partire circa dagli anni ottanta, i fantasmi del passato, nascosti in qualche parte del suo animo ma non sconfitti, sono tornati a tormentarlo sotto forma della vecchiaia, del revisionismo, della minaccia nucleare e dell'oblio della memoria. Il cerchio si è lentamente ma progressivamente chiuso: l'unico e reale momento liberatorio è stato quello in cui egli si è tolto la vita.
In verità, studiando a fondo questo autore, ci si trova di fronte ad un uomo molto complesso: analitico, asettico e quasi privo di ogni emozione come scrittore; tormentato, fragile e sensibile nella vita di tutti i giorni. A cosa è dovuta questa apparente contraddizione?
L'autore riesce a ricostruire, se pur faticosamente, il proprio equilibrio; all'interno di un'esistenza appagante si delineano però alcune zone d'ombra: sono le angosce più ricorrenti nella mente di Levi le quali, col trascorrere del tempo, tendono ad assumere dei connotati ossessivi.
Ogni reduce dal lager vive il reinserimento in modo diverso ed unico, ma è possibile individuare almeno due grandi categorie: gli ex prigionieri che tentano di dimenticare rifiutando qualunque riferimento al passato e quelli che invece eleggono la testimonianza come un loro preciso dovere, un impegno affinché l'umanità non dimentichi.
Fin dal periodo del suo internamento Levi è stimolato a sopravvivere proprio dalla volontà di denunciare agli occhi del mondo ciò che i nazisti avevano compiuto. Subito dopo la liberazione egli sente l'impellente bisogno di raccontare e la sua fretta è tale che in un primo momento non riesce a scrivere, ma parla con chiunque incontri, per strada, sul tram, al lavoro; spesso avverte l'insofferenza della gente che vorrebbe solo dimenticare, ma per lui è una fonte di liberazione e non ha alcuna intenzione di rinunciarvi. Ben presto però i ricordi confluiranno in un libro pubblicato nel 1947 con il titolo Se questo è un uomo.
I motivi che spingono Levi a scrivere sono almeno due: in primo luogo utilizza la pagina come una sorta di divano freudiano, per liberare la mente e il cuore dagli orrori visti e subiti; egli avverte un gran bisogno di rimettere ordine in un mondo diventato caotico e lo strumento di cui si avvale è la scrittura. A ciò si aggiunge poi la volontà di lasciare una testimonianza indelebile di quanto è accaduto: questo diventa lo scopo fondamentale della vita di Levi.
Tale impegno assume ben presto i connotati di un problema etico: egli vuole che la sua testimonianza abbia sì un valore filosofico, sociologico e psicologico, ma soprattutto storico. Il concetto per lui fondamentale è quello della credibilità; per questo concentra le sue energie imponendosi di essere il più possibile oggettivo, evitando accuratamente di far trapelare ogni giudizio esplicito.
Il risultato di questo sforzo si potrebbe concentrare in una frase: Levi non grida, ma fa gridare. Per l'autore scrivere ha sempre rappresentato l'ideale terreno su cui esercitare l'autocontrollo; i suoi libri, infatti, così semplici e puliti, sembrano quadri delineati con poche pennellate, eppure già perfetti. Ma poiché in ognuno di noi convivono ragione e sentimento, quest'ultimo si prende, talvolta prepotentemente, il suo spazio anche in Levi: nasce così un altro modo di comunicare, la poesia. Questi componimenti, ora allegri, ora tristi, ora carichi di rabbia e dolore, appaiono come spiragli della vera personalità di Levi, che lui si affretta a richiudere perché preferisce dare agli altri, e a se stesso, l'immagine di un uomo sicuro e capace di dominare le proprie emozioni.

inviato il 27.01.2004 14:26:54 a BlogTrotter


Candide per Esteban
(quello che sto' per scrivere turberà qualcuno, ma per piacere, prima di 'reagire' contiamo fino a 100!)
non credi che quel che è cambiato OGGI sia proprio questo?
Primo Levi faceva parte, come pure Bruno Bettelheim ad esempio, di una generazione allenata alla sopportazione del dolore, al 'pudore' del dolore, capace di esternare senza autocensure il proprio pensiero, ma anche di tenersi dentro per decenni ombre terrificanti e ossessionanti.
Poi, anni '60-'70, è stata l'era delle reazioni 'rivoluzionarie', dei rigurgiti neofascisti, delle guerre contro Israele e della difesa di Israele... fino alla vittoria, che implica anche dei 'vinti', ed anche delle vendette, ed ai vinti puo' succedere di far pagare anche precedenti inenarrabili sofferenze.
Alla fine, sia in Primo Levi che in Bruno Bettelheim, ha prevalso la vendetta contro se stessi, l'autosoppressione contro l'indicibile...
Ora, parlo dei singoli, non dei movimenti che li fomentano e organizzano, nel caso odierno dei kamikaze, e di forme analoghe anche se meno vistose di 'terrorismo', in cui alla vendetta contro altri si affianca la propria distruzione, non pensi che quel che emerge sia il venire a mancare di quei 'freni' che hanno tenuto in vita per decenni, e senza vendette, Levi, Bettelheim, ma anche tanti altri, da parte dei quali la vendetta (o lo spirito di vendetta) sarebbe parsa perlomeno spiegabile?
D'altra parte proprio loro, i sopravvissuti, ci hanno insegnato che per non soccombere era vitale tenersi vivi, scegliere le scarpe giuste, non disprezzare il pane, o la broda di bucce di rape o il bagno nell'acqua gelata... e alla fine, comunque, arrivare a riconoscere, a combattere, e anche a sopprimere l'oppressore, l'annichilatore... per sopravvivere era necessario sospendere la pietà 'cristiana' o la sopportazione 'musulmana'...
Mieli, mi pare, diceva ieri che 60 anni sembrano molti, ma sono pochissimi
in più il 'ricordo' di chi oggi ha 40-45 anni differisce già molto, nel racconto, da chi ne ha 50-55 o 60-65- o 70-75 ...
E la Shoah, tutta intera ci sta' ripiombando addosso come un boomerang
Che fare, per sopravvivere noi e legittimare la sopravvivenza di quelli dopo di noi, uscendo dalla morsa doppia della rimozione e della vendetta?
(Doppia morsa, vorrei ricordare a Robot o chi la pensa come lui, che vale anche per il concetto di 'ricchezza': che non è solo 'rubata' a chi non ha nulla, ma anche 'prodotta' nell'opulento occidente... ed anche lì la vendetta dei poveri non porta che a nuova povertà per tutti, e la rimozione dei ricchi idem...)
inviato il 27.01.2004 14:55:03

esteban Candide, il focus del mio ragionamento sul Levi uomo e scrittore è proprio il rapporto tra Memoria collettiva riguardo una Tragedia di portata immensa e memoria personale di un uomo che ha voluto, fortissimamente voluto per tutta la sua vita dare il proprio contributo alla Memoria dello Sterminio utilizzando la SUA memoria. Con tutto quello che consegue da un'operazione che implica un'uso estenuante delle proprie facoltà. Tornando alla produzione in prosa, lo stesso Levi si stupisce di come le vicende vissute nel lager siano impresse in modo lucido e puntuale nella sua mente: ogni episodio, ogni persona, addirittura le sensazioni sono parti di un puzzle dagli incastri perfetti. Il metodo con cui egli trascrive tutto ciò sulla pagina è apparentemente semplice, ma in realtà necessita di un grande autocontrollo: individua una traccia, scava nella memoria, cataloga ciò che vi trova e infine scatta una sorta di fotografia mentale che poi riporta sulla pagina.
Levi ha un duplice atteggiamento nei confronti della memoria: da un lato la considera la sua miglior alleata, per non dire l'unica, dall'altro ne teme i meccanismi difensivi e la capacità di filtrare i ricordi.
Con il trascorrere del tempo egli percepisce sempre più chiaramente i pericoli insiti nelle funzioni mnemoniche e individua dei meccanismi ben specifici. Innanzitutto c?è un decadimento fisiologico legato all'avanzare dell'età e a causa del quale si verificano due fenomeni: in primo luogo i ricordi si affievoliscono e vengono proiettati in una sorta di alone sfuocato. In secondo luogo ci si accorge che tenere in esercizio la memoria diventa sempre più faticoso; ne è ben consapevole Levi che a sessantacinque anni torna sui banchi di scuola per imparare il tedesco, ma deve amaramente constatare la difficoltà di mantenere il ritmo di studio dei compagni più giovani; è costretto a prendere appunti e a rileggerli più volte, mette a punto vari metodi di ginnastica mentale ed arriva persino a documentarsi sugli artifici della mnemotecnica, l'arte che insegna ad esercitare e migliorare la memoria.
C'è poi un altro meccanismo d'indebolimento, questa volta non fisiologico, bensì psicologico, forse collegato all'istinto di autoconservazione: la memoria seleziona i ricordi e tende a deformare il passato.
Questa sorta di deriva della memoria si manifesta attraverso la manipolazione e addirittura la soppressione del ricordo doloroso; tale atteggiamento, che in un primo tempo può anche essere voluto, finisce per creare delle situazioni alternative talmente reali che il soggetto si ritrova pienamente convinto che esse si identifichino con la verità.
In questa specie di naufragio della memoria Levi appare come un'ancora di salvezza; egli infatti possiede fin da subito una perfetta corrispondenza tra la realtà e la sua rappresentazione prima orale e poi scritta. Il suo atteggiamento si rivela quasi ossessivo nel momento in cui si accorge che anche per lui i ricordi cominciano lentamente ma inesorabilmente a perdere i contorni; è questa l'implicazione che egli teme maggiormente dalla vecchiaia, cioè non essere più in grado di far fronte all'obiettivo che da sempre lo tormenta: testimoniare, denunciare nel nome di chi non c?è più, non permettere che la gente dimentichi.
Ecco allora che Levi cerca di riannodare il filo dei ricordi attraverso fotografie, monete, brandelli di stoffa. La paura di non essere più in grado di ricordare con precisione e capacità analitica, è uno dei motivi che spinge l'autore a tornare ancora una volta, dopo ben quarant'anni, al tema del lager: lo fa scrivendo un saggio intitolato I sommersi e i salvati in cui la sua angoscia si fa percepibile, una sorta di testamento che preannuncia, di lì a poco, la sua tragica fine.
C'è però qualcosa che lo rassicura: i suoi ricordi sono ormai affidati alla pagina scritta, niente e nessuno potrà cancellarli. In un certo senso Levi ha fissato sulla carta il male nella sua essenza, rendendo indimenticabile per tutti noi una delle pagine più tetre che la storia abbia conosciuto.
inviato il 27.01.2004 15:09:21

Al termine di questa giornata del Ricordo Voglio concludere le mie riflessioni su Primo Levi. Ho scelto lui oggi perché egli incarna l?uomo prigioniero di una promessa fatta a se stesso e agli altri: non permettere la vittoria dell?oblio.
Certo, ce l?ha fatta, ma sicuramente in qualche parte del suo cuore avrebbe invece voluto poter dimenticare o almeno ritrovare la pace, come si evince da questi versi intitolati


Approdo

Felice l'uomo che ha raggiunto il porto,
Che lascia dietro di sè mari e tempeste,
I cui sogni sono morti o mai nati,
E siede a bere all?osteria di Brema,
Presso al camino, ed ha buona pace.
Felice l'uomo come una fiamma spenta,
Felice l'uomo come sabbia d'estuario,
Che ha deposto il carico e si è tersa la fronte,
E riposa al margine del cammino.
Non teme né spera né aspetta,
Ma guarda fisso il sole che tramonta.


Il gesto estremo di Levi è stato un grido per costringerci a non dimenticare.
saluti
di artificialmente at 15:17:21 Commenta:

18/01/2004

Jerushalayim... tracce

Da anni vado raccogliendo materiali, documenti, testimonianze in rete, in modo sparso... forse non avrebbe senso fare diversamente
Il blog jerushalaim.splinder.it non ha la pretesa di mettere ordine, nè di sostituirsi ai numerosissimi siti e blog esistenti
Semplicemente, tracce, informatiche, sulla Terra d'Israele, la Palestina, il Medio Oriente... tracce lasciate da Esseri Umani... che continuano e si affiancano ai temi già sfiorati qui.


di artificialmente at 13:10:36 Commenta:

10/01/2004

La Gorgone del Potere oltre la Norma

RASSEGNA STAMPA 5 MAGGIO 2001 IDA DOMINJANNI La Gorgone del potere oltre la norma
http://lgxserver.uniba.it/lei/rassegna/010505b.htm
Norberto Bobbio, la filosofia politica, il Novecento. Un seminario alla Fondazione Basso di Roma
Democrazia Comando e obbedienza, due facce della stessa medaglia. Quando la servitù volontaria si mette agli ordini del sovrano In un'intervista su Diario di questa settimana, Norberto Bobbio torna sul problema del giudizio storico nei confronti del nazismo e del comunismo sovietico, e sul suo rapporto biografico-politico con i comunisti italiani. E mentre in un'altra intervista, su la Repubblica del 25 gennaio scorso, si era sbilanciato a favore di una equiparazione fra i due totalitarismi, qui corregge il tiro e ristabilisce quella asimmetria fra i due sistemi che si ritrova in altri punti della sua ricerca (e che sul piano biografico-politico si riflette nel dialogo costantemente intrattenuto, sia pure in un rapporto di differenza e di conflitto teorico dichiarato, con i comunisti italiani dagli anni del fascismo e della Resistenza in poi). Di più: Bobbio rafforza questa asimmetria tornando a prendere le distanze da quel trionfalismo liberal che si è impossessato di larghe fette della cultura italiana (e occidentale) dopo l'89: le democrazie reali, ricorda ai suoi stessi compagni di campo liberaldemocratico, hanno sì vinto la sfida del comunismo storico, ma non riescono a risolvere nessuno dei problemi di giustizia sociale dai quali quella sfida era nata.

E' una delle piste - la più attuale, per le sue ricadute nel dibattito sul revisionismo storico - lungo le quali si può ripercorrere la presenza costante di Bobbio nella vita culturale e politica italiana, dagli anni 50 della polemica con Della Volpe e Togliatti ai 70 del dibattito su Mondoperaio sul marxismo e lo Stato, al vespaio suscitato durante la guerra del Golfo dall'introduzione da parte di Bobbio del criterio dell'efficacia nella valutazione della "guerra giusta". Lungo queste e altre piste un seminario della Fondazione Basso ha ridiscusso ieri il profilo complessivo di Bobbio, a partire dalla lettura della sua Teoria generale della politica (Einaudi), il volume curato da Michelangelo Bovero che ripresenta in un ordine sistematico quaranta saggi del filosofo emblematici del suo intero percorso. Del rapporto fra Bobbio, il comunismo e i comunisti ha parlato Marco Revelli; dell'elaborazione sulla guerra e sul pacifismo Luigi Bonanate; della teoria della democrazia Ermanno Vitale e Raffaela Giovagnoli; della filosofia politica lo stesso Bovero e Giacomo Marramao.
C'è chi, in Spagna, ha voluto definire Bobbio con una sfilza di ossimori: un illuminista pessimista, un realista insoddisfatto, un analitico storicista, uno storico concettualista, un giuspositivista inquieto, un empirista formalista, un relativista credente, un socialista liberale, un tollerante intransigente. L'elenco, riportato da Bovero, oltre a restituire l'inquietudine e la complessità del pensiero di Bobbio rende bene la sua centralità nella vicenda culturale novecentesca: non a caso Marramao lo giudica - con Leo Strauss, Hannah Arendt e John Rawls - una delle quattro personalità della filosofia politica "strettamente intesa" del secolo passato. E quella che maggiormente continua a interrogarla al cuore, giacché se sotto l'egemonia della "teoria della giustizia" di Rawls la filosofia politica normativa degli ultimi due decenni sembra avere ormai messo fuori campo il problema del potere, quest'ultimo resta viceversa in Bobbio, sottolinea Marramao, "il problema ultimativo". E non si tratta, o non solo, delle forme di governo, o delle regole dell'ottima Repubblica: c'è anzi nel rovello di Bobbio sul potere un'eccedenza dal suo impianto normativo, che riporta piuttosto alla sua antropologia politica. Giacché "il segreto" del potere, il suo nucleo più interno e più decisivo, che ritorna con costante regolarità in ogni sua maschera ("Stalin non ha nulla di nuovo, è la figura eterna del tiranno", ebbe a dire Bobbio nel '77), non si spiega per Bobbio senza l'altro e più inquietante lato della medaglia, che è quello del servo contento, dell'acquiescenza di fronte al dominio, dell'ubbidienza cieca dei governati che consentono la prepotenza dei governanti. Una rinuncia volontaria alla libertà, una servitù volontaria che è il pendant necessario della smisurata volontà di potenza, nonché la malattia mortale dell'homo democraticus contemporaneo. Col quale purtuttavia abbiamo ineluttabilmente a che fare. Torna qui centrale l'altro ammonimento ripetuto di Bobbio alla sinistra, l'invito ad abbandonare l'antropologia edificante della sua tradizione in favore di un'antropologia negativa, consapevole dei limiti e delle soglie che intralciano la trasformazione sociale. Sta qui la radice del realismo politico di Bobbio, troppo spesso e sbrigativamente scambiato, a sinistra (il tema fu oggetto di una polemica con Perry Anderson negli anni ottanta), per conservatorismo; laddove si tratta, sottolinea Bovero, di un atteggiamento metodologico che serve proprio per intervenire efficacemente sulla realtà, evitando le delusioni cui vanno incontro le visioni idealizzanti e ideologiche della politica. E più che negativa, si può forse definire "malinconica" l'antropologia di Bobbio. Quella che lo porta a ritenere che il fine ultimo dell'azione politica sia quello di impedire, ancor più che lo scatenarsi della violenza e gli eccessi del potere, l'acquiescenza di fronte ad essi.
Sarà una visione malinconica, ma non si può dire che non sia realistica, né che di questi tempi non ci riguardi molto, molto da vicino.
di artificialmente at 02:39:07 Commenta:

09/01/2004

Detestava i fanatici

Scrive Leonardo Coen in BlogTrotter E' morto Norberto Bobbio. Devo molto al professor Bobbio. A cominciare dall'avermi insegnato che la nostra dignita' di persone - dunque anche la nostra societa' - non puo' prescindere dal rigore e dall'intransigenza con il quale si devono difendere alcuni valori laici fondamentali: giustizia, diritto e liberta'. Cioe', lotta contro ogni tipo di prevaricazione.
  • Centro Studi Pier Maria Gobetti
    La coscienza critica in un paese estraneo
    di EZIO MAURO
    La Repubblica, 10 Gennaio 2004
    Con Norberto Bobbio muore un filosofo e scompare un senatore a vita, ma soprattutto si arresta un pensiero politico che ha lavorato per più di cinquant'anni nella passione per la democrazia, nella costruzione di una moderna teoria dello Stato, nella ricerca di una sinistra finalmente risolta, autonoma dai suoi demoni, libera dalla schiavitù ideologica del Novecento.
    È questa la presenza che ci mancherà di più, la coscienza critica della sinistra, della democrazia e del nostro Stato, un magistero involontario e solitario che Bobbio ha esercitato per decenni senza cattedra, dalla sua casa di Torino.
    Qui la sinistra tornava a interrogarlo ad ogni sconfessione della storia, dopo le sconfitte e i fallimenti, quando doveva prendere atto di una verità amara, di una lezione rinviata troppo a lungo, di qualche realtà scomoda ma non più eludibile. Insieme con la sinistra una certa Italia guardava a Bobbio nei momenti di crisi della democrazia, un'Italia difficile da definire, probabilmente liberale e democratica, potenzialmente azionista, spesso orfana di rappresentanza e tuttavia non rinunciataria. Sicuramente un'Italia di minoranza, questo sì, che conservava il bisogno di capire e cercava le ragioni per continuare comunque a credere in un Paese diverso.
    Il filosofo rispondeva dando un nome alle cose, rifiutando ogni certezza consolatoria, con un atteggiamento politico che definirei, sempre, di pessimismo combattivo. Indicava i fallimenti alle nostre spalle, figli di errori precisi e di ritardi costosi. Non aveva ricette, se non l'impegno per salvare insieme le ragioni della democrazia e le ragioni della sinistra. Senza assoluzioni, senza illusioni. Per lui il futuro era semplicemente un domani incerto e difficile da determinare, non quell'"avvenire" ideologico che il comunismo aveva promesso - primo tra i suoi crimini - come orizzonte garantito per i suoi fedeli: e a cui tutto, dunque, andava sacrificato.
    Come in un prosciugamento identitario, Bobbio muore a poche settimane di distanza da Alessandro Galante Garrone, l'antifascista suo grande amico, di un mese appena più anziano, come lui impegnato nella battaglia delle idee ma lontano dalla politica attiva. Ad uno ad uno gli azionisti se ne vanno e con loro se ne va una certa idea dell'Italia, un modo appartato di vivere e dunque anche di morire: senza potere, tra i libri e le parole dette e scritte in un'esistenza civile lunga e appassionata, immersi in quella torinesità che come ha confessato Bobbio una volta, è per molti una condizione-condizionante.
    Torino può spiegare infatti molte cose, nella testimonianza civile di Norberto Bobbio. Il liberalismo di sinistra, con la discendenza da Gobetti da un lato, la predicazione del liberal-socialismo dall'altro. L'antifascismo maturato prima sui banchi del D'Azeglio come un'educazione culturale, vissuto poi tra amici come Foa, Pajetta, Antonicelli, nella città in cui il legame tra la ribellione alla dittatura e il Risorgimento è più naturale. Attorno, la fabbrica come luogo non solo della produzione, ma di elaborazione di una cultura del lavoro, con le sue proiezioni sindacali e politiche che dalle officine si allargano alla città e al Paese. Nella città, l'Einaudi, soggetto e occasione di sperimentazione culturale continua, per un lungo periodo del dopoguerra. E infine La Stampa, giornale della Fiat ma anche della città, con un'identità torinese talmente marcata da richiamare l'uno dopo l'altro gli intellettuali dell'azionismo, Mila, Casalegno, Gorresio, Jemolo: e naturalmente Galante Garrone e Norberto Bobbio.
    Un'impronta culturale forte, quasi materiale. Che gli avversari ideologici hanno avvertito tanto da rovesciarla in un atto d'accusa: quell'invettiva contro il "gramsciazionismo" torinese, considerato due volte colpevole perché troppo severo a destra, nel suo antifascismo, troppo debole a sinistra, nei rapporti con il comunismo. Bobbio riassumeva i caratteri interi di questa vicenda culturale e politica. Dunque divenne facilmente un idolo rovesciato, un monumento da abbattere, un bersaglio polemico permanente. Per i suoi critici non contava nulla la vecchia polemica bobbiana con Togliatti, la sua critica al Berlinguer trionfante ma prigioniero degli ossimori ("un partito conservatore e rivoluzionario") e dell'incapacità di rompere davvero con il comunismo e con l'Urss (la terza via non esiste, lo ammoniva Bobbio, è un'altra fuga irresponsabile, la sinistra o è comunista o è socialdemocratica), la sua scelta di non essere mai né comunista né anticomunista, la sua presenza sul palco socialista del congresso di Craxi a Torino, nel 1978.
    No, per i revisionisti che anticipavano l'onda d'urto della destra, contava solo il magistero di Bobbio da contrastare ad ogni costo, il suo tentativo di coniugare il metodo e i valori liberali con la sinistra italiana, quasi un sacrilegio. Così negli ultimi quindici anni il professore ha assistito stupefatto al dispiegarsi di una magnifica ossessione ideologica contro il suo pensiero, la sua biografia, la sua persona. "Non mi spiego perché - ripeteva qualche tempo fa - ma negli ultimi anni ho ricevuto più attacchi che in tutta la mia vita. Eppure la mia è una storia di fallimenti politici e di delusioni: ho creduto nel partito d'azione, nell'unificazione socialista, in una sinistra finalmente moderna, europea e occidentale".
    Nell'azionismo residuale, salvato nella sua testimonianza fino ad oggi almeno, ci dev'essere davvero qualcosa di formidabile se due grandi vecchi come Bobbio e Galante Garrone sono stati per anni e anni, alla fine della loro vita, il bersaglio della polemica e dell'intolleranza politica di tutte le destre italiane, militanti e camuffate. La ragione è ideologica, nient'affatto culturale. L'azionismo infatti è la pietra angolare che è stato necessario divellere e spostare per consentire il cambio di egemonia culurale avviato in questi anni, l'inizio di una nuova stagione, la destrutturazione del sistema di valori civili su cui si è retta la nostra democrazia per cinquant'anni: un sistema coerente con il patto di cultura politica che sta alla base della Costituzione, con le istituzioni che ne derivano, con quel poco di antifascismo italiano organizzato nella Resistenza che ne rappresenta la fonte di legittimazione.
    Per raggiungere questo obiettivo - tutto politico, e ideologico - era necessario attaccare direttamente tre punti fermi della cultura civile repubblicana: l'antifascismo, l'azionismo, il Risorgimento. Inevitabilmente, il centro del bersaglio per le ragioni già dette diventava il "gramsciazionismo" torinese. E Bobbio, per il suo peso nel dibattito politico e culturale della sinistra, si trasformava nel gran sacerdote di una cultura da abbattere. Lui, pericoloso due volte per i suoi avversari: perché non portava in sé il peccato originale del comunismo, come la parte più grande della sinistra italiana, e perché non sceglieva l'anticomunismo, come i suoi avversari. Anzi, nello specifico del caso italiano Bobbio rifiutava l'equidistanza tra fascismo e comunismo: "In questi ultimi anni di revisionismo storico - ha scritto il filosofo - mi accade di constatare che il rifiuto dell'antifascismo in nome dell'anticomunismo ha finito spesso di condurre a un'altra forma di equidistanza che io considero abominevole: tra fascismo e antifascismo". Bobbio vedeva quanto sarebbe accaduto più tardi, e che oggi abbiamo davanti agli occhi. Devo dire che probabilmente sbagliava nel non riconoscere un valore di democrazia all'anticomunismo, perché una delle colpe storiche della sinistra italiana, per usare le parole di Martin Amis, è di aver lottato contro la verità sul comunismo, di aver creduto che "la verità poteva essere posticipata". Ma aveva ragione nel giudicare la miseria di questa destra italiana e dei suoi intellettuali, che nemmeno quando diventano uomini di Stato sono capaci di farsi carico della tradizione antifascista italiana, trasformandola in una religione civile finalmente condivisa di riconquista della democrazia e di fondazione della legittimità repubblicana.
    Eppure è qui l'ultima ragione della polemica contro Bobbio e contro l'azionismo. Da anni è in corso infatti il tentativo di relativizzare il fascismo, riducendolo a una sorta di debolezza nazionale, di cedimento italico, di vizio collettivo. La rivelazione della lettera di supplica al Duce firmata da Bobbio in gioventù è diventata un banchetto politico, ideologico, morale per tutti i suoi avversari. Il filosofo davanti a quella lettera nascosta per anni e infine riapparsa ha fatto amaramente e pubblicamente i conti con la sua vita, con quel vecchio cedimento e con l'errore di non parlarne mai, con la "zona grigia" in cui come tanti ha vissuto immerso in quegli anni. Gli altri, hanno rovesciato la figura di Bobbio nel suo contrario, hanno tentato di annullare la testimonianza di una vita per quell'errore iniziale, hanno soprattutto trovato la conferma della loro visione del fascismo come patrimonio di tutti, salvo pochi fanatici. Bobbio che supplica il Duce diventa per la destra la prova perfetta di un'Italia al peggio, in cui tutti sono uguali nei vizi e le virtù civiche non contano perché lo Stato è un estraneo, se non un nemico da cui guardarsi. Un Paese pronto ad ascoltare l'elogio del malandrino, in cui l'avversario viene schernito, i suoi ideali sono messi alla berlina, la delegittimazione è insieme politica, estetica, morale, goliardica, naturalmente personale. È chiaro che per Bobbio era un Paese estraneo. La biologia stava facendo il suo corso, perché il professore era già molto anziano: ma l'ideologia è arrivata prima, è andata in profondo, ha zittito in una polemica forsennata la voce di Bobbio. Ci sarebbero ancora molte cose da capire, tornando dal professore: il carattere anomalo di questa destra italiana, aliena ed estranea anche allo Stato che governa; la ricerca infinita di una sinistra senza nome, che tenta di decifrare la sua natura e il suo destino, senza capire - potrebbe spiegarci lui - che il destino dipende soltanto dalla sua natura risolta.
    Ma non ci sono più risposte. Con Bobbio, gli azionisti se ne vanno in silenzio, da soli, in un'Italia che non li ha mai sopportati. "Visi pallidi", li chiamava Guglielmo Giannini sull'Uomo Qualunque, e Togliatti battezzava Parri "quel fesso". Con Bobbio, la conta sta finendo. E ancora una volta vince una politica che "se trova un Paese gobbo", gli confeziona "un abito da gobbo". Altro che la "democrazia di alto stile" di cui parlava il professore: inascoltato.
    (10 gennaio 2004)
    di artificialmente at 21:23:19 Commenta:
  • 09/01/2004

    Le ombre della Storia

    Citato in BlogTrotter: Dubbi (Commenti) Il Grillo (29/1/2001) Amos Luzzatto Le ombre della storia: La Shoah Enciclopedia Multimediale delle Scienze Filosofiche "L'esperienza di cui siamo portatori noi superstiti dei Lager nazisti è estranea alle nuove generazioni dell'Occidente, e sempre più estranea si va facendo mano a mano che passano gli anni. (...) Per noi parlare con i giovani è sempre più difficile. Lo percepiamo come un dovere, ed insieme come un rischio: il rischio di apparire anacronistici, di non essere ascoltati. (...) È avvenuto, quindi può accadere di nuovo: questo è il nocciolo di quanto abbiamo da dire". (Primo Levi "I sommersi e i salvati", pp. 163-164)
    ... Che cos'è esattamente l'antisemitismo? Ed è vero che è nato nel Medio Evo cristiano? LUZZATTO: La risposta è ambivalente. Il termine antisemitismo è nato alla fine Ottocento in Germania, l'ha inventato un certo Wilhelmark, un giornalista tedesco. L'odio per gli ebrei certamente c'è stato molto prima, probabilmente almeno nel primo Medio Evo, però è un impressione generale di quelli che studiano questo problema, che avesse caratteristiche molto diverse. Per esempio: nel Medio Evo più propriamente si dovrebbe parlare di antigiudaismo, nel senso che la Chiesa Cattolica condannava gli ebrei, li isolava, gli dava restrizioni, limitazioni di attività, li diffamava, li calunniava, quello che si vuole, a volte anche li massacrava, ma con una riserva, una risorsa. C'era un mezzo per evitarlo: uno accettava il battesimo, si convertiva al cristianesimo e il problema veniva liquidato. Non è molto bello questo, perché o cambi la tua fede o ti ammazzo. Ma comunque c'era la possibilità di uscirne. Nell'antisemitismo moderno non serve a niente, perché l'antisemitismo moderno non si basa su una differenza religiosa, di credo, di fede, ma si basa su una ipotetica differenza biologia. Quindi anche se uno si battezza, cambia opinione, cambia fede, è ininfluente perché non cambia razza. Come se mi cambiassi di abito, mi mascherassi, ma poi Voi mi guardate e mi dite che sono sempre io. Non sono mica cambiato. Ecco, questo messo in termini molto bonari. Ma messo in termini meno bonari, anzi molo cattivi, non c'era niente da fare, a meno che non si trattasse di conversioni molto antiche, di molte generazioni fa - poi neanche sempre, andava molto ad arbitrio - e allora potevano ancora passare, perché si immaginava che nel frattempo, sposandosi con non ebrei per due, tre generazioni, si diluisse il sangue. E questa è una cretinata dal punto di vista biologico. Ma cosa volete fare? Non posso discuterne, come se fosse biologicamente una cosa seria. Questa è la differenza con l'antisemitismo moderno, più drammatico perché irrisolvibile per la vittima. ... c'è un problema culturale che risale a tutta l'Europa, Francia e Italia comprese, che risale all'Ottocento, cioè una forma di interpretazione scientifica della vita sociale - cosiddetta scientifica -, della storia delle società umane, che sembrava un grande progresso rispetto al passato. Cioè è quello che si chiama "darwinismo sociale". Il darwinismo è una forma, che ancora oggi prevale nel mondo scientifico, di teoria dell'evoluzione, che dice che nel corso dell'evoluzione ci sono molte varianti biologiche nel mondo animale e prevale quella che affronta meglio le modifiche dell'ambiente, le sfide dell'ambiente. Le affronta meglio nel senso di avere maggiore possibilità e probabilità di avere generazioni successive che reggono a queste sfide ambientali. Questo è il vero darwinismo. Interpretato come: "Vinca il migliore", in termini molto banalizzati e non corretti dal punto di vista scientifico, hanno provato a applicarlo alla società dell'Ottocento. Però cosa vuol dire: "Vinca il migliore"? Se noi stabiliamo delle regole - non so, Vi porto un esempio banale -, stabiliamo delle regole che l'ideale per Voi tutti, sia quello di essere capaci di tirare di fioretto. Perché stabilisco questo? Perché io sono campione di fioretto! Allora quelli che sono campioni di fioretto sono di una razza superiore. Gli altri non contano niente. Ma chi l'ha deciso? È un dato obiettivo della biologia o un dato arbitrario di chi gestisce la società? Ecco, una cosa del genere, non banalizzata così, ma presentata in maniera molto più sottile, in modo che sembri proprio un dato scientificamente valido, è stata la teoria razziale, che non è sorta proprio in Germania. C'è anche nell'Italia dell'Ottocento, paradossalmente uno studioso ebreo, Cesare Lombroso, italiano ebreo, uno dei primi a propagandare questa visione nella criminologia. Immaginate: definire criminale un uomo attraverso determinate caratteristiche fisiche, fronte bassa, occhi sfuggenti, sopracciglia molto marcate. Conosco moltissime persone con la fronte bassa, le sopracciglia sporgenti, che sono delle ottime persone, magari anche molto intelligenti e molto produttive. Ma Lombroso aveva stabilito che era così. Questo trasformare caratteristiche fisiche, che non piacciono a qualcuno - dovrebbe essere qualcuno che conta - trasformarle in caratteristiche psicologiche e attitudinali da deprecare, da eliminare, da razza inferiore, da razza contaminante, questo è probabilmente il fondamento pseudoscientifico, pseudoculturale del razzismo in genere. Questo razzismo è facile applicarlo alle minoranze, e la minoranza che si trova a disposizione un po' da per tutto in Europa è quella ebraica, quindi ci siamo. E si sono inventati in buona parte una razza. Leggete le pubblicazioni antisemitiche del '38, per esempio in Italia, dove si pubblicava un settimanale illustrato per donne che aveva un supplemento settimanale che si chiamava il "Samuelino", un supplemento caricaturale antisemitico, dove si vedevano tutti gli ebrei fatti nello stesso modo, con un nasone spaventoso, arcuato, con degli occhi sporgenti bovini, con le guance cadenti, con una panciona e la bava alla bocca. Ora a questo punto non era facile trovarli. Bisognava talmente inventarli che lo stereotipo, questa caratteristica caricaturale, diventava più reale dell'ebreo reale che si trovava per la strada. Vi racconto una storiella - mi è stata raccontata da un pisano - molto divertente e molto tipica. Nel 1938, pubblicate in Italia le leggi razziali, a Pisa c'era un professore universitario sardo, che stava pigliando il sole sull'Arno, l'ultimo sole della stagione. Siccome lui era scurissimo di carnagione, prendendo il sole sull'Arno era diventato nero come il carbone. E un collega ebreo, che era biondo con gli occhi azzurri, passando di là, lo guarda e gli fa: "Ma ti pare che tu saresti l'ariano ed io il semita? Ma non sarà forse il contrario?". È finita in una risata quella volta. Qualche mese dopo non c'era più niente da ridere. Però lo stereotipo era talmente potente che era meglio chiudere gli occhi, non guardare quello che pigliava il sole, perché non fa parte del quadro. Vedete cosa contano le immagini? E oggi che viviamo in una società di immagini, pensate cosa vuol dire.
    di artificialmente at 12:29:31 Commenta:

    07/01/2004

    Informazione digitalmente scorretta

    L'AVVOCATO DEL DIAVOLO
    Postato il Wednesday, 07 January @ 10:30:09 CET
    di ari
    da L'Unità di Giuseppe Giulietti
    (ripreso da Articolo21)
    La presidente della Rai Lucia Annunziata, con una lettera clamorosa e senza precedenti, ha accusato Cattaneo di essere diventato uno dei tanti avvocati di Silvio Berlusconi. L'accusa non può essere derubricata a fatto personale o peggio all'ennesima rissa tra i vertici della Rai. Lucia Annunziata, sarà bene non dimenticarlo, fu nominata dai presidenti delle Camere, con procedura inusuale, quale presidente di garanzia con esplicita funzione di tutela anche e soprattutto di quella metà del Paese che non aveva votato per la ex Casa delle libertà, attualmente denominata «la Casa della intolleranza». (continua)

    Quella scelta fu dettata anche dalla necessità di coprire in qualche modo la vergogna del conflitto di interessi irrisolto. Di fronte alla denuncia di Lucia Annunziata nessuno può girarsi dall'altra parte. Le autorità di garanzia e i garanti delle regole debbono prendere atto che nella Rai di Cattaneo è in atto un processo di sistematica demolizione del principio delle pari opportunità tra le forze politiche. Il centrodestra ha invocato, in queste ore, provvedimenti eccezionali contro Deaglio, contro Raitre, contro Lucia Annunziata. Sarebbe un errore accettare di partecipare a questo processo mediatico contro la libertà dell'informazione. Nella Rai di oggi non esiste un caso Deaglio o Guzzanti, esiste più semplicemente un caso Cattaneo, fedele esecutore del piano di comunicazione pre-elettorale messo a punto dai vari Bondi e Schifani. Ad avverare questo piano c'è quello che Cattaneo non hai mai detto e non ha mai fatto. Ecco alcuni esempi, neppure tra i più eclatanti. Cattaneo si è indignato perché Deaglio non avrebbe garantito il contradditorio durante l'intervista al direttore dell'Economist. Su questo punto, per altro, Deaglio ha risposto con il consueto e lucido rigore su questo giornale. Cattaneo ha inoltre minacciato di far fare a Deaglio la stessa fine della Guzzanti, di Biagi, di Santoro, di Freccero, di Luttazzi... Ci dica, allora, Cattaneo quali provvedimenti ha assunto nei confronti di Antonio Socci, dopo la clamorosa puntata sulla fecondazione assistita ed altri episodi? Provi a spiegarci quale tutela dell'immagine della Rai, abbia mai difeso contro la faziosità e le omissioni quotidiane; basti pensare alla grande rimozione che sta circondando il drammatico tema delle vecchie e nuove povertà. Ci dica Cattaneo come e perché l'Unità e una lunga lista di giornalisti e di opinionisti sono stati espulsi dalle principali trasmissioni? Chi ha pagato e chi pagherà per tutte queste porcherie? Perché Cattaneo non ha garantito il contradditorio neppure in occasione della parata di Milano sul digitale di governo? Quali iniziative ha mai assunto per contrastare le numerose violazioni dei regolamenti della Commissione parlamentare di vigilanza? Il giovane Cattaneo, nel censurare la Guzzanti e Deaglio, si è persino appellato al rischio di possibili denunce da parte di Berlusconi e delle sue aziende. Per quale ragione non ha mostrato analoga sensibilità quando Rutelli, Fassino, Veltroni,Mastella, e altri hanno annunciato azioni legali contro la campagna diffamatoria inscenata sul caso Telekom- Serbia? Una parte della Rai fu l'avanguardia di quella aggressione a reti semiunificate, condotta in primo luogo contro Romano Prodi. In tutti questi casi il direttore Cattaneo non ha mosso un dito, anzi si è attribuito il ruolo del capo dei legali di Silvio Berlusconi. Un ruolo legittimo, ma fuori dalle porte della Rai. Nei prossimi giorni l'offensiva della destra diventerà ancora più brutale. La paura di perdere le prossime elezioni li porterà a commettere azioni sempre più insensate ed illiberali. Mi auguro che l?assemblea dei movimenti e delle associazioni convocata a Roma per il prossimo 10 e 11 gennaio possa servire a costruire la più ampia e convinta unità di progetto e di azione anche sul terreno della libertà della informazione che è la premessa indispensabile per lo stesso libero esercizio del voto. Di fronte a quanto sta accadendo chiunque si dovesse ancora attardare nel gioco dei veti e delle pregiudiziali, dovrebbe essere gentilmente ma fermamente accompagnato
    di artificialmente at 11:10:04 Commenta:

    07/01/2004

    27 Gennaio 2004: per non dimenticare

    BlogTrotter
    karen x TUTTI
    A Parigi mi soffermo spesso dinanzi alle lapidi della scuola elementare di rue Rosiers: 165 bambini deportati e uccisi dai nazisti, ma 190 allievi salvati da un coraggioso direttore. Il nazismo fu particolarmente brutale con bambini e studenti e molti furono gli insegnanti coraggiosi. Questo lavoro è stato scritto per rendere omaggio alle vittime, agli eroi e per dimostrare che nel momento del pericolo bisogna avere coraggio E' molto difficile preparare una ricorrenza come quella del 27 gennaio GIORNATA della MEMORIA: si rischia di cadere nella retorica e con questa di indurre all'oblio. Il lavoro qui svolto con i relativi links induce a pensare e a riflettere e lascia libertà di indagine. Con l'invito a far in modo che le scuole siano protagoniste di quelle 'memorie ritrovate' che i nonni oggi ci potrebbero offrire in modo da consegnare alla Storia (anche in forma anonima) le testimonianze di quel che è stato PER NON DIMENTICARE
    ha permesso e coordinato l'intero ed imponente progetto che vi ho postato più sopra:
    Piero Morpurgo (http://www.morpurgo.wide.it)


    --------------------------
    Qui si presentano una serie di esempi di come i mezzi della propaganda politica fascista e nazista abbiano svolto una campagna martellante che incitava alla guerra e all?odio degli ebrei e di tutti quei gruppi di popolazione cosiddetti 'razzialmente impuri'. Alcune immagini e taluni slogan sono di terribile attualità. Molti pregiudizi e una gran quantità di modelli iconografici hanno radici antichissime che qui vengono messe in luce. Tutti i riferimenti e molto altro materiale sono rintracciabili nei 'links' elencati qui sotto.
    Questo lavoro di ricerca è durato molti anni: le analisi storiche dimostrano che vi fu continuità tra persecuzione antigiudaica e antisemitismo e che le ragioni di questa discriminazione risiedono nell'amore che gli ebrei hanno per l'istruzione e per le scuole. Ogni dittatura ha sempre provveduto a chiudere le scuole a bruciare i libri.
    Sconfitti i totalitarismi è stato possibile costruire 'l'età dei diritti'; si tratta del nostro tempo che purtroppo mostra segni inquietanti di indebolimento della capacità di giudizio. Tuttavia i valori proclamati nel 1789 sono stati più volte riaffermati negli anni recenti soprattutto per quel che concerne la lotta contro le discriminazioni e la difesa dell?infanzia.
    I materiali relativi a tutti questi temi si possono trovare in http://www.edscuola.com/archivio/didattica/scuolebrei.html sulle 'Scuole e gli ebrei tra Medioevo e Risorgimento' e in http://nautilus.ashmm.com/9904it/cultura/cultura/ebrei.htm ' Cronologia di leggi ed editti contro gli ebrei' e soprattutto nell'elenco dei links qui allegato. Consultabili anche in http://www.bibliolab.it/materiali_dida/morpurgo_lezioni.htm .
    Metodologie didattiche
    La serie di slides (formato html - formato power point) propone un percorso prevalentemente diacronico, con necessari riferimenti al passato, volto ad analizzare gli stili della propaganda antiebraica.
    Gli studenti sono stati guidati a scegliere da diversi siti internet le immagini e hanno proposto e discusso il loro inserimento al fine di rendere efficace il prodotto.
    Si è scelto in modo deliberato e consapevole di non mostrare immagini di stragi perché si intendeva dimostrare quanto la propaganda politica potesse alterare le menti e condurre al razzismo.
    Le immagini sono corredate di testi esplicativi tratti da testimoni.
    Il modulo si presenta con uno stile interdisciplinare (storico, filosofico, religioso, letterario, giuridico, linguistico).
    In particolare sarà necessario chiarire durante l'attività didattica i seguenti temi: le persecuzioni dei romani contro gli ebrei, l'accusa di deicidio, il diritto romano, l'affermazione dell'età dei diritti (1789), il periodo delle costituzioni e delle emancipazioni (1820-1848), i nazionalismi, l'idea di schiavitù e di apartheid, l'affermazione dei totalitarismi, l'idea di scuola pubblica e la scolarizzazione tra '800 e '900.
    Estremamente rilevante è stato l'apporto di testimonianze degli studenti della 3DG dell' Istituto Almerico da Schio di Vicenza che hanno presentato i racconti di nonni e bisnonni che si impegnarono nella lotta di Liberazione.
    Ringrazio quanti hanno messo a disposizione materiali sulla rete e in particolare Patrizia Vayola di Bibliolab e il professor Randy Bytwerk autore del German Archives Propaganda per la loro disponibilità.
    Testi e presentazioni si trovano in:
    Riflessioni e immagini sulla Shoa di Patrizia Vayola http://www.bibliolab.it/materiali_dida/sto...0memoria1_file/ frame.htm
    Testi e manifesti della propaganda antiebraica di Piero Morpurgo http://www.bibliolab.it/materiali_dida/morpurgo_lezioni.htm
    Piero Morpurgo (http://www.morpurgo.wide.it)
    La tabella qui sotto mostra quando gli ebrei ottennero i 'diritti civili' nel mondo. E' da notare che nel 1815 questi diritti furono revocati e così pure dopo l'affermazione della Rivoluzione di Ottobre (nonostante che gli ebrei avessero partecipato con entusiasmo all'abbattimento del regime zarista).
    USA 1789
    France 1791
    Netherlands 1796
    Canada 1832
    Great Britain 1856
    Italy 1861
    Habsburg Empire 1867
    Germany 1871
    Switzerland 1874
    Bulgaria 1878
    Serbia 1878
    Ottoman Empire 1908
    Spain 1910
    Russian Empire 1917

    DA LEGGERE E DA CONSERVARE
    J. Huizinga, La crisi della civiltà, Einaudi Torino 1962
    L. Milani, L'obbedienza non è più una virtù, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze 1966
    M. Berg, Il ghetto di Varsavia. Diario (1939-1944), Einaudi Torino 1991
    H. Bettauer, La città senza ebrei, Florentia Firenze 1993
    S. Guterman, Il libro ritrovato,Einaudi Torino 1994
    A. Novac, I giorni della mia giovinezza, Mondadori Milano 1994
    L. Jacobson, Dal liceo ad Auschwitz, l' Unità Roma 1996
    D. Dwork, Nascere con la stella. I bambini ebrei nell'Europa nazista, Marsilio Venezia 1999
    A. Leslie Gold, Mi ricordo Anna Frank. Ricordi di un'amica d'infanzia, RCS Milano 1999
    C. Saletti, ed., La voce dei sommersi. Manoscritti ritrovati di membri del Sonderkommando di Auschwitz, Marsilio Venezia 1999
    E. Mann, La scuola dei barbari. L'educazione della gioventù nel Terzo Reich, Giuntina Firenze 1997
    PER SAPERNE DI PIU'
    S. Grafard ' L. Tristan, I Bibelforscher e il nazismo (1933-1945). I dimenticati dalla Storia, Tiresias Paris 1994
    M.L. Crosina, Le storie ritrovate. Ebrei nella provincia di Trento (1938-1945), Museo Storico Trento 1995
    H. Arendt, Le origini del totalitarismo, Edizioni di Comunità, Milano 1996
    J. Charnitzy, Fascismo e scuola. La politica scolastica del regime (1922-1943), La Nuova Italia Firenze 1996
    G. Fabre, L'Elenco. Censura fascista, editoria e autori ebrei, Silvio Zamorani
    editore Torino 1998
    H. Goetz, Il giuramento rifiutato. I docenti universitari e il regime fascista, La Nuova Italia Milano 2.000
    G. Boatti, Preferirei di no. Le storie dei dodici professori che si opposero a Mussolini, Einaudi Torino 2001
    M. Ferrari Zumbini, Le radici del male. L'antisemitismo in Germania: da Bismarck ad Hitler, Il Mulino Bologna 2001
    La propaganda antiebraica nella storia e la Shoa
    LA PRESENTAZIONE DELLE SLIDES (formato html - formato power point) FA RIFERIMENTO IN PARTICOLARE A QUESTI PERCORSI:
    Cronologia ebraica antica http://www.israele.net/cronologia/bizantina.html
    Uccisioni di ebrei
    http://members.xoom.virgilio.it/ikthys/libro_nero.htm
    Leggi riguardanti gli ebrei (molte furono abrogate solo da Napoleone)
    http://www.fordham.edu/halsall/source/300-800-laws-jews.html
    http://www.fordham.edu/halsall/jewish/jews-romanlaw.html
    http://www.jewishhistory.org.il/400.htm
    Atlante storico delle espulsioni
    http://fcit.coedu.usf.edu/holocaust/gallery/expuls.htm
    Fonti sull'ebraismo nel medioevo
    http://www.menorah.it/articoli/lettori/ariberti/index.htm
    http://mteter.web.wesleyan.edu/HIST301.html
    http://homeschoolinformation.com/education/ jewish_education.htm
    http://www.yesnet.yk.ca/schools/projects/middleages /persecution/persecution.html
    http://www.aish.com/holidays/tisha _bav_and_the_3_weeks/last/expulsion.asp
    http://www.hadassah.org/NEWS/archive/ 1999/junjul99/introdoctor.htm
    http://www.mahj.org/fr/01_visitez/3_parcours/ 02_juifs_en_france.htm
    http://www.e-moyenage.com/pestebis.htm
    http://perso.wanadoo.fr/d-d.natanson/antisemitisme.htm
    http://www.alliancefr.com/actualite/antisemitisme/memoire/ sommaire.html
    http://www.aihgs.com/doc2.htm
    http://www.fordham.edu/halsall/source/luther-jews.html
    http://www.ccsaonline.net/exhibition/stella.htm
    Gli ebrei tipografi
    http://www.nlc-bnc.ca/6/6/index-e.html
    http://www.kestenbaum.net/docs/hilites.htm
    Analisi delle commedie del Rinascimento e delle figure degli ebrei
    http://tell.fll.purdue.edu/RLA-archive/1994/Italian-html/ Melzi,Robert.htm
    La dichiarazione di Napoleone
    http://afp.generalweb.co.uk/docs/napoleon.html
    La Santa Alleanza del 1815
    http://www.napoleonseries.org/reference/di...ic/alliance.cfm
    http://killeenroos.com/4/vienna/DELEGATE.htm
    http://www.judiska-museet.a.se/engelska/default.asp
    I pogrom nella Russia del 1800
    http://www.factsofisrael.com/load.php'p=
    http://www.factsofisrael.com/blog/archives/000418.html
    http://www.marxists.org/archive/reed/works/1919/ 10days/ch11.htm
    I protocolli dei Savi di Sion
    http://www.questotrentino.it/2002/15/lettera_ebrei.htm
    http://ddickerson.igc.org/protocols.html
    http://www.locksley.com/6696/protzion.htm
    Lenin contro l'antisemitismo (1919)
    http://archive.workersliberty.org/wlmags/wl59/lenin.htm
    Churchill sugli ebrei comunisti (1920)
    http://www.jeffsarchive.com/Jews%20and%20Communism/
    Jews%20and%20Communism%20in%20the%20Soviet%20Union.html
    Céline per il massacro
    http://www.abbc.com/solus/baga23.html
    Il rogo dei libri
    http://motlc.wiesenthal.com/resources/book...al2/chap05.html
    Le guerre mondiali nei manifesti e nei documenti
    http://gulib.lausun.georgetown.edu/dept/speccoll/britpost/ posters.htm
    http://www.pitt.edu/~pugachev/greatwar/list.htm
    http://www.storia900bivc.it/pagine/strumenti/altreimmag.html
    http://history.acusd.edu/gen/text/versaillestreaty/ vercontents.html
    http://www.history.sfasu.edu/WWI-Posters/POSTERS.html
    http://www.boondocksnet.com/gallery/cartoonbook.html
    http://www.lermuseum.org/ler/mh/interwar/d...torshipraf.html
    http://www.ess.uwe.ac.uk/genocide/Holocaust.htm
    http://web.tiscali.it/dgo/antifa/antifa_leggirazziali.htm
    L'antisemitismo e l' 'affaire Dreyfus'
    http://home.wlu.edu/~lambethj/Dreyfus/whitney/dreyfus2.htm
    http://www.alalettre.com/zola-links.htm
    http://history1900s.about.com/cs/antisemitism/
    http://www.cronologia.it/storia/tabello/tabe1609.htm
    http://www.library.utoronto.ca/robarts/microtext/collection/ pages/grjewlbi.html
    1789-1939: la storia attraverso le immagini
    http://www.histoire-image.org/site/rech/chrono_flash.html
    Napoleone e gli ebrei
    http://perso.club-internet.fr/ameliefr/Napoleon-juifs.html
    http://www.sdv.fr/judaisme/histoire/histor...pire/empire.htm
    http://www.sdv.fr/judaisme/histoire/historiq/index.htm
    Documenti on-line sul periodo tra le due guerre mondiali
    http://www.historyteacher.net/APEuroCourse...er-WarYears.htm
    Antisemitismo in Russia / URSS
    http://www.friends-partners.org/partners/b...pale/index.html
    L'antirazzismo: cronologia
    http://www.ac-strasbourg.fr/etablissement/...ndo/ANTIRAC.HTM
    La propaganda nazifascista: una mostra virtuale un'analisi
    http://www.library.wisc.edu/libraries/dpf/Fascism/Race.html
    http://www.xtec.es/~aguiu1/socials/hist064.htm#Holocaust
    http://www.itismarzotto.it/fascismo/ilruolo.htm
    I Testimoni di Geova
    http://triangoloviola.interfree.it/artnazi.html
    http://triangoloviola.interfree.it/docum.html
    Unità didattiche (in inglese e in francese)
    http://www.schoolhistory.co.uk/year9links/nazigermany_ sheets.shtml
    http://perso.wanadoo.fr/d-d.natanson/ (eccezionale!)
    Cartoline
    http://www.fortunesofwar.com/gpr.html
    http://www.skalman.nu/third-reich/youth.htm
    http://www.calvin.edu/academic/cas/gpa/ww2era.htm
    Cartoline, monete, francobolli antiebraici (e la storia di una famiglia)
    http://www.edwardvictor.com/Saga.htm
    We demand
    http://www.calvin.edu/academic/cas/gpa/angrif05.htm
    Notte dei cristalli
    http://fcit.coedu.usf.edu/holocaust/resour...lery/NR1938.htm
    Propaganda nazista
    http://www.remember.org/image/images1.html
    http://www.hitler.org/posters/
    http://www.museumofworldwarii.com/TourText/ Area07_Holocaust.htm
    http://www.dac.neu.edu/holocaust/internet_links.htm
    I diari di Victor Klemperer
    http://www.liv-coll.ac.uk/pa09/europetrip/...s/Klemperer.htm
    http://books.guardian.co.uk/Print/0,3858,4063747,00.html
    Testimonianze dai lager
    http://www.testimonianzedailager.rai.it/home.asp
    Grafica fascista
    http://www.cun-italia.net/fasfile/immagini.htm
    United States Holocaust Memorial Museum
    http://www.ushmm.org/
    Furti di opere d'arte perpetrate dai nazisti
    http://www.museum-security.org/ww2/index.html
    Contro gli zingari
    http://www.mclink.it/com/liberliber/biblioteca/html/riviste/ studist/1995/n2/1995203a.htm
    La propaganda antisemita e il razzismo nel mondo
    http://www.chgs.umn.edu/Histories__Narratives__ Documen/histories__narratives__documen.html
    Propaganda antiebraica nella Francia di Vichy
    http://crdp.ac-reims.fr/memoire/bac/2gm/do...yetlesjuifs.htm
    http://www.studio-internet.com/propagande3/ lantismitismeuntraitcaractristiquedurgimenazi/index.nhtml
    L'ebreo
    http://www.calvin.edu/academic/cas/gpa/angrif03.htm
    Ebrei
    http://www.crif-marseilleprovence.com/cult...sommculture.htm
    http://www.jajz-ed.org.il/diaspora/links/h...sp'startcatid=6 http://www.antisemitism.org.il
    L'eterno giudeo
    http://www.holocaust-history.org/der-ewige-jude/stills.shtml
    Lo sterminio dei bambini disabili
    http://www.holocaust-trc.org/unwanted.pdf
    I bambini di Parigi deportati
    http://www.resistancejuive-france.net/pdf/veldiv.pdf
    I campi di concentramento e la loro amministrazione
    http://www.edwardvictor.com/Holocaust/List%20of%20Camps.htm
    Dipinti dalla prigionia
    http://lastexpression.northwestern.edu/exh..._fr_search.html
    Un disegno che salva la vita
    http://www.jewishgen.org/ForgottenCamps/Ex...inExhibEng.html
    Disegni di bimbi
    http://motlc.wiesenthal.org/albums/palbum/ p00/a0021p3.htmlisegni
    Propaganda anti semitica per l'infanzia
    http://www.calvin.edu/academic/cas/gpa/thumb.htm
    Favole anti ebraiche
    http://www.calvin.edu/academic/cas/gpa/pudel.htm
    Gli obiettivi della scuola nazista
    http://www.calvin.edu/academic/cas/gpa/frau01.htm
    http://www.nizkor.org/hweb/people/m/ mills-mary/mills-00.html
    www.fmv.ulg.ac.be/schmitz/ Holocaust/classrm.html
    La scuola e gli ebrei
    http://www.calvin.edu/academic/cas/gpa/fink.htm
    Cronologia del fascismo
    http://www.anpi.it/fascismo.htm
    Difesa della Razza
    http://www.museostoricobg.org/lavori/cdmul...iori/difesa.htm
    Un libro di scuola
    http://www.calvin.edu/academic/cas/gpa/bouhler.htm
    http://www.library.wisc.edu/libraries/dpf/.../Education.html
    Biologia razzista per gli studenti
    http://www.calvin.edu/academic/cas/gpa/textbk01.htm
    http://www.library.wisc.edu/libraries/dpf/...m/Downfall.html
    Libri di guerra per la gioventù
    http://www.calvin.edu/academic/cas/gpa/kbuch.htm
    I 'neri' e Hitler
    http://www.ushmm.org/wlc/article.jsp'ModuleId=10005479
    http://www.adh.brighton.ac.uk/schoolofdesign/MA.COURSE/ 15/LHitler.html
    Gli omosessuali perseguitati
    http://www.holocaust-trc.org/homosx.htm
    http://www.infotrue.com/pagetwo.html
    Giapponesi e americani
    http://www.worldclass.net/toolbox/worldwar/scscl/race.htm#11
    La guerra sui muri a Modena
    http://www.comune.modena.it/istorico/page/...ve/guerra_muri/ intro.html
    Manifesti di due secoli
    http://members.xoom.virgilio.it/mauro51/ITALIA.htm
    L'intervento al Senato di Vittorio Polacco in difesa della libertà religiosa (1925)
    http://www.nautilus.tv/9903it/cultura/cultura/fronte.htm
    Mussolini
    http://web.tiscali.it/soluzionefinale/pers.../mussolini1.htm
    Leggi razziali
    http://www.romacivica.net/anpiroma/FASCISMO/ fascismorazz9.htm
    http://www.dsca.it/
    http://www.olokaustos.org/archivio/index.htm
    Professori cacciati
    http://www.beneventi.it/nr-3/09.htm
    Immagini delle persecuzioni
    http://www.storia900bivc.it/pagine/strumenti/altreimmag.html
    http://www.scrapbookpages.com/DachauScrapbook/ DachauLiberation/DeathTrain.html
    Le donne nella Resistenza
    http://www.women.it/cyberarchive/files/trevisan.htm
    Propaganda alleata
    http://faculty.millikin.edu/~mdwiggins/pro...da_posters_.htm
    Il cammino per la Costituzione
    http://www.bdp.it/costituzione/doc/d01_ind.htm
    Storia Unione Europea http://europa.eu.int/abc/history/1946/1946_it.htm
    Schede di libri
    http://www.dsca.it/libri.html
    Calcio e razzismo
    http://www.cestim.org/09razzismo_stadi.htm
    Lotta contro il razzismo e le discriminazioni
    http://europa.eu.int/scadplus/leg/it/s22002.htm
    Abolizione della schiavitù
    http://www.ac-nancy-metz.fr/cinemav/escla/web.htm
    Martin Luther King
    http://www.mecca.org/~crights/dream.html
    http://www.international.metropolis.net/events/ rotterdam/papers/20_Nieuwboer.htm
    http://www.jfklibrary.org/civil_rights_documents_index.html
    Giudeoteca
    http://www.col.fr/judeotheque/archive.web/
    Documenti del dialogo
    http://www.nostreradici.it/papa_sinagoga.htm
    Donne e fascismo
    http://www.eurispes.com/Eurispes/77/cap6.htm
    http://web.infinito.it/utenti/c/caterinatoniolo/donna/ storia/Il%20fascismo%20e%20le%20donne.htm
    Trattati e costituzioni
    http://storiadelleistituzioni.virtualave.n...nti_e_testi.htm
    Stato d' Israele
    http://www.israel-amb.it/LoStato/Dichiarazione.htm
    Palestina
    http://www.fateh.net/e_public/constitution.htm
    Simboli razzisti contemporanei
    http://www.adl.org/adl.asp
    Link utili sulla storia delle persecuzioni:
    Simon Wiesenthal Center / Museum of Tolerance On Line
    http://motlc.wiesenthal.com/resources/courage/links.html
    Voci dell' Olocausto (programma della British Library)
    http://www.education.bl.uk/new/index.html
    Sulla storia dell'ebraismo italiano
    http://www.morasha.it/
    Sul giorno della memoria e sulle leggi razziali
    http://www.ucei.it/giornodellamemoria/index_a.htm
    Sull'antisemitismo contemporaneo e il razzismo
    http://www.tau.ac.il/Anti-Semitism/
    Geografie delle guerre e dei diritti umani
    http://www.edscuola.com/archivio/didattica/geografie.html
    PRIMO LEVI
    http://www.univr.it/slvr/levi/biolevi.htm
    http://www.novecento.org/shoaframe.html
    Se questo è un uomo
    http://www.itismarconi.com/uomo.htm
    http://www.univr.it/slvr/rassegna/install2.htm
    http://space.tin.it/clubnet/fpagnani/italiani/contemporanei/ levi/Levi_se_questo_e_un_uomo.htm
    La tregua
    http://www.deportati.it/trosso/TR97/tr397/bice.html
    I sommersi e i salvati
    http://www.arpnet.it/~major/weil/vergogna.htm
    GIOVANNI PAOLO II
    Noi ricordiamo
    http://space.tin.it/scienza/atourno/vaticano/indvat.htm
    Dizionario dell'Olocausto
    http://www.korczak-school.org.il/eng/glossary.asp
    EMILE ZOLA
    http://www.alalettre.com/zola-links.htm
    Musei Ebraici in Italia
    Museo Ebraico di Asti
    http://www.italya.net/turismo/asti.htm
    Museo Ebraico di Casale Monferrato
    http://www.italya.net/turismo/casale.htm
    Museo Ebraico di Ferrara
    http://www.comune.fe.it/museoebraico/index.htm
    Museo Ebraico di Firenze
    http://www.fol.it/sinagoga.htm
    Museo Ebraico di Livorno
    http://www.comune.livorno.it/txt/marini.htm
    Museo Ebraico di Merano
    http://www.wel.it/Arte/TAA/ProvBolzano/ Merano/museo_ebraico.it.html
    Museo Ebraico di Trieste
    http://www.retecivica.trieste.it/triestecutura/musei/ altrimusei/privati/wagner.htm
    Museo Ebraico di Venezia
    http://www.doge.it/ghetto
    Musei Ebraici in Europa
    Auschwitz-Birkenau Museum, Poland
    http://www.auschwitz-muzeum.oswiecim.pl
    London's Museum of Jewish Life
    http://www.jewishmuseum.org.uk
    The Jewish Museum, Frankfurt
    http://www.jewishmuseum.de
    The Jewish Museum of Greece, Athens
    http://www.jewishmuseum.gr
    The Jewish Museum in Prague
    http://www.jewishmuseum.cz
    The Jewish Museum, Wien
    http://www.jmw.at
    Jood Historical Museum, Amsterdam
    http://www.jhm.nl
    Juedische Museum, Berlin
    http://www.jmberlin.de
    Musèe d'Art et d'Histoire du Judaisme, Paris
    http://www.mahj.org
    Jewish Museum, Rodhos
    http://www.rhodesjewishmuseum.org
    Austrian Jewish Museum - Eisenstadt
    http://www.members.aon.at/ojm/
    The Jewish Museum of Belgium
    http://www.mjb-jmb.org/mjb-jmb/eng/frame1.htm
    Museo Sefardì - Toledo
    http://www.servicom.es/museosefardi/
    Musei Ebraici negli USA
    The Jewish Museum - New York
    http://www.jewishmuseum.org/
    The Museum of Jewish Heritage, New York
    http://www.mjhnyc.org
    United States Holocaust Memorial Museum - Washington D.C.
    http://www.ushmm.org
    Wiesenthal Museum of Tolerance - Los Angeles
    http://www.wiesenthal.com/mot/
    Jewish Museum of Florida
    http://www.jewishmuseum.com/
    National Museum of American Jewish History - Philadelfhia
    http://www.nmajh.org
    Skirball Cultural Center, Los Angeles
    http://www.skirball.com
    Musei Ebraici in Israele
    Beth Hatefutsoth, Museum of the Jewish Diaspora, Tel Aviv
    http://www.bh.org.il
    Bible Land Museum, Jerusalem
    http://www.blmj.org
    The U. Nahon Museum of Italian Jewish, Jerusalem
    http://www.jija.org
    The Israel Museum, Jerusalem
    http://www.imj.org.il/
    The Museum of Jewish People - Israel
    http://www.bh.org.il/
    Yad Vashem, Jerusalem
    http://www.us-israel.org/jsource/Holocaust/Vashem.html

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